La farmacia di riferimento è una buona idea? Nì

In Piemonte, in virtù di un accordo tra Regione e Federfarma, ormai da circa quattro mesi è possibile ritirare i medicinali in farmacia presentando la Tessera sanitaria. Ma non è tutto oro quel che luccica: a gravare sulla reale utilità di questa opzione è un nodo normativo ancora da sciogliere legato alla privacy. Come spiega il presidente di Federfarma Piemonte Massimo Mana.

di Carlo Buonamico

«L’accordo stipulato tra Regione Piemonte e Federfarma nacque con l’intento di favorire l’accesso ai medicinali da parte della popolazione anziana della Regione». La premessa era quella, ci dice il presidente di Federfarma Piemonte Massimo Mana, «semplificare le procedure per poter ritirare i farmaci nelle farmacie del territorio presentando solo la Tessera sanitaria. Ma nella pratica ci siamo scontrati con uno scoglio normativo collegato alla privacy, che rende molto farraginosa la prassi proprio per questi cittadini, poco avvezzi con la tortuosità della burocrazia». Come si è arrivati a questo?

UNA SOLUZIONE PIÙ COMPLICATA DEL PROBLEMA

Andiamo con ordine. Regione e Federfarma si accordarono su un modo per far sì che la popolazione più fragile del territorio piemontese, gli anziani, potessero ritirare con maggior semplicità i farmaci presso le farmacie di comunità. L’idea fu quella di consentire al farmacista un accesso diretto all’Nre delle prescrizioni di medicinali attraverso il Fascicolo sanitario elettronico (Fse) del cittadino, semplicemente tramite la Tessera sanitaria (Ts).

Condizione abilitante di questa possibilità, la scelta da parte del cittadino di una o più farmacie sul territorio regionale autorizzate ad accedere al proprio Fse (e alle Nre in esso depositate dal medico prescrittore). «Esiste però un problema di natura tecnologica, dal momento che questa scelta deve essere effettuata o tramite Spid o andando direttamente alla Asl di riferimento», spiega Mana. Che aggiunge come «ciò che ha a che fare con codici e doppie autorizzazioni come quelle che si incontrano quando si parla di Spid, non sono proprio l’ideale per le persone anziane».

E SE LA FARMACIA NON È QUELLA DI RIFERIMENTO?

Ancora più complessa è l’operatività legata all’eventualità di poter autorizzare una qualsiasi farmacia della Regione non ancora “scelta” dal cittadino. «In questo caso, la tortuosità del sistema porta la maggior parte degli utenti a desistere. Infatti con la Ts del cittadino il farmacista può accedere all’Fse solo tramite consenso del cittadino stesso. E ciò avviene solo se esso fornisce al farmacista il proprio numero di telefono a cui il sistema Fse invia un codice di autenticazione Otp. Tutto questo in nome e a favore della tutela della privacy dei dati sanitari del cittadino. Un po’ meno della praticità d’accesso al farmaco», continua il presidente Mana.

UNA BUONA IDEA, ANCORA NON COMPIUTEMENTE ATTUATA

Stante la situazione così arzigogolata, il nuovo sistema di “scelta-autorizzazione” della farmacia da parte del cittadino è rimasta un po’ al palo. «Dopo quattro-cinque mesi dalla sua introduzione, solo 150mila cittadini l’hanno attivato, circa il 3 per cento della popolazione regionale», aggiunge Mana. Che auspica la possibilità di uno snellimento degli adempimenti necessari al cittadino per autorizzare questi accessi al proprio Fse, pur rispettando la privacy dei dati sanitari.

Senza dimenticare che «il successo di questa iniziativa – aggiunge – sarebbe maggiore anche in relazione all’attivazione del Fse lato cittadino. Come è noto i Fse sono popolati dai dati e dai documenti prodotti dai medici, ma sono molto poco fruiti dai pazienti o perché non hanno attivato il Fse o perché, pur avendolo attivato, trovano ancora troppo laborioso accedervi, tra Spid, autorizzazioni e certificazioni varie».

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