Formazione non significa aggiornamento

Essere farmacisti oggi significa dover guidare un’azienda. Che, al pari di ogni altra, necessita di soluzioni manageriali, leadership e capacità di guardare al futuro con visione e lungimiranza. Per questo la formazione deve essere considerata a lungo termine. E distinta dall’Ecm.

Scopri cosa ne pensano Nicola Posa, Senior Partner di Shackleton Consulting e Bianca Peretti, titolare dell’omonima farmacia di Dossobuono (VR) e contitolare di Ri-Farma.

Lo abbiamo visto mai come prima durante gli ultimi due anni: viviamo in un contesto in continuo cambiamento. Fluido, come lo definirebbe qualcuno. Un dinamismo che è parte integrante del quotidiano di tutti, farmacisti compresi. Per farvi fronte e cavalcarlo invece che subirlo è necessario aggiornarsi e anche formarsi per acquisire le competenze che servono per far evolvere la propria attività secondo i propri desideri.

DIRETTA E MOLTO PRATICA

Ma di che tipo di formazione hanno bisogno oggi i farmacisti alla luce del cambiamento in atto della loro professione? E quali sono gli argomenti più interessanti su cui il farmacista dovrebbe focalizzarsi nel caso desideri formarsi? Per Nicola Posa, Senior Partner di Shackleton Consulting, «serve una formazione che vada diretta al punto e sia molto pratica. Che affronti gli aspetti socio-sanitari legati alla professione del farmacista e riprenda anche i temi del benessere, dall’integrazione alla dermocosmesi, che sono stati un po’ trascurati in questi due anni di pandemia». Una formazione che deve essere però «distinta a seconda che si parli di titolari o di collaboratori», spiega Bianca Peretti, titolare dell’omonima farmacia di Dossobuono (VR) e contitolare di Ri-Farma, «perché i primi necessitano di formarsi su tutto ciò che non fa parte del bagaglio culturale offerto dal corso di laurea in farmacia, cioè le competenze manageriali, di organizzazione aziendale, di economia  e amministrazione e leadership. I secondi potranno approfondire specifiche tematiche più tecniche e più strettamente legate alla professione di farmacista».

IN FUTURO? SEMPRE PIÙ “BLENDED”

Naturalmente la formazione su questi diversi argomenti può prevedere metodi e tempi differenti. «Si andrà verso una formazione sempre più “blended” – sostiene Posa – in cui quella in presenza (comunque sia sempre la migliore) sarà integrata da step online. E orientata in primis all’acquisizione di competenze trasversali come il marketing e il digitale, da integrare con l’aggiornamento scientifico». Secondo Peretti, «la modalità sarà diversa a seconda del fatto che ci si debba formare o aggiornare. Gli Ecm, ad esempio, servono per aggiornarsi e dovrebbero essere erogati in modo continuo dalle università su temi quali legislazione, farmacologia, nuovi sistemi di cura. Formarsi invece significa creare ex novo qualcosa che non avevamo fatto prima. Per questo occorrono percorsi formativi di lunga durata. Anche di alcuni anni».

FAR CRESCERE I COLLABORATORI

Viene allora da chiedersi cosa manca per un vero upgrade dei farmacisti e cosa occorra fare per colmare i gap. Suggerisce Posa: «L’obiettivo dei titolari è far crescere la propria azienda. Ciò implica la necessità e l’opportunità di far crescere anche i propri collaboratori. Ascoltandone le aspirazioni e disegnando insieme a essi i progetti da realizzare per la farmacia, tenendo presente sempre un obiettivo di fondo: ampliare il proprio bacino di clienti e aumentare il valore dello scontrino medio».

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