Locali distaccati: anche il Lazio definisce le regole

La determina G09733 dello scorso 14 luglio della Regione Lazio ha messo nero su bianco le regole che devono essere seguite dalle farmacie che intendono utilizzare i locali distaccati per erogare una parte della propria attività rivolta ai cittadini. Perché è stato necessario questo atto normativo? Cosa prevedono le nuove regole e quali sono i risvolti che interessano i farmacisti? Ne abbiamo parlato con l’avvocato Quintino Lombardo dello studio HWP Franco Lombardo Cosmo.

di Carlo Buonamico

AVVOCATO LOMBARDO, QUALI SONO LE RAGIONI CHE HANNO NORMATO L’UTILIZZO DEGLI SPAZI DISTACCATI DA PARTE DELLE FARMACIE?

La possibilità di utilizzo di locali distaccati deriva dalle necessità concrete di un moderno esercizio farmaceutico di comunità che intenda razionalizzare il magazzino oppure sviluppare l’attività galenica, oppure ancora incrementare la prestazione dei servizi sanitari.

Recenti pronunce dei giudici amministrativi hanno mostrato che il concetto di farmacia quale “unicum fisico” può essere superato e che non vi sono norme che impediscano alla farmacia di organizzare la propria attività in locali distaccati e solo funzionalmente collegati al locale principale, che resta l’unico dove è possibile la dispensazione.

Si è vista così l’opportunità di dare indicazioni più precise alle Asl e ai comuni, che normalmente costituiscono l’autorità amministrativa che disciplina il funzionamento delle farmacie sul territorio, così da chiarire meglio il da farsi.

QUALI SONO LE REGIONI CHE HANNO GIÀ LEGIFERATO IN MATERIA?

Ha cominciato la Liguria, con l’ultima legge di bilancio, che ha novellato la Legge regionale n. 41/2006; successivamente sono state adottate delle specifiche delibere di Giunta regionale nell’Emilia Romagna e da ultimo nel Lazio, mentre la Regione Calabria ha scelto, qualche settimana fa, lo strumento della circolare interpretativa.

IN CHE MODO LA FARMACIA PUÒ UTILIZZARE I LOCALI ESTERNI?

In linea generale, tutte le indicazioni regionali convergono sulla necessità che i locali distaccati debbano essere ispezionati e specificamente autorizzati dall’amministrazione competente e, in qualche caso, viene precisato che non risultino disponibili locali contigui.

Come dicevo, nei locali esterni non è possibile l’attività di dispensazione di farmaci (ma la Regione Calabria, in linea con una recente pronuncia del Consiglio di Stato, sembra “aprire” alla vendita dei prodotti non medicinali). E se è previsto l’accesso del pubblico perché il locale distaccato è destinato ai servizi sanitari, tutto deve svolgersi in un locale ubicato all’interno dell’ambito territoriale di pertinenza della sede farmaceutica. Questo invece non è necessario se il locale è destinato a magazzino o a laboratorio galenico.

CHI NE È IL RESPONSABILE?

Responsabile del mantenimento dei requisiti igienico sanitari, tecnologici e organizzativi – perché si mantenga la garanzia del rispetto della riservatezza dell’utente – è sempre il direttore della farmacia, anche se in qualche caso è ammessa (anzi, è auspicata) la formalizzazione di procedure operative e la nomina di un collaboratore delegato alla specifica attività prevista.

CHE SANZIONI SONO PREVISTE, SE LE NORME NON DOVESSERO ESSERE RISPETTATE?

Anche se l’insegna a croce verde e la denominazione “farmacia” rimane propria del locale principale, dove si continuano a dispensare i farmaci, il locale distaccato è un “pezzo” di farmacia, nel quale è svolta una specifica attività al servizio della farmacia stessa (laboratorio galenico, magazzino) oppure direttamente al servizio dell’utenza (servizi sanitari).

Della necessità dell’autorizzazione abbiamo detto: senza autorizzazione, se non nei casi espressamente stabiliti (mi riferisco all’accordo nazionale del luglio 2022 su vaccini e tamponi, che consente l’avvio dell’attività con semplice comunicazione, salvo ispezione e autorizzazione nei successivi 60 giorni) il locale è chiuso e ci troveremmo di fronte, probabilmente, a un’ipotesi di grave irregolarità nell’esercizio della farmacia.

I requisiti igienico sanitari e organizzativi, a mio avviso, dovrebbero essere quelli stabiliti per la farmacia, e la mancanza o il venire meno degli stessi, accertati da un’ispezione, dovrebbero per l’appunto trovare il medesimo trattamento sanzionatorio previsto per la farmacia: a seconda del rilievo della carenza riscontrata, il diniego, la revoca o la sospensione dell’autorizzazione ovvero la fissazione di un termine perentorio perché l’esercizio sia messo a norma, con l’applicazione delle sanzioni amministrative previste caso per caso.

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